Gli USA aumenteranno i tassi di riferimento?

avvocatoTra le principali questioni (aperte) che potrebbero condizionare prioritariamente le evoluzioni strategiche degli investitori italiani, vi è la possibilità che gli USA possano apportare dei rincari nei tassi di riferimento, o no, entro la fine dell’anno.

In buona evidenza, nel corso del primo semestre 2016 la Federal Reserve ha sospeso il rialzo dei tassi ufficiali, confermando così di voler attuare una restrizione leggera della politica monetaria. Ad ogni modo, nonostante il rallentamento di inizio 2016 e le evidenti aleatorietà incise nello scenario internazionale (si pensi a quanto sta accadendo in merito alle tensioni in alcune macro aree, agli attentati terroristici, ecc.), la valutazione della ripresa economica a stelle e strisce rimane positiva: la crescita rimarrà pertanto un po’ al di sopra del potenziale, sempre trainata dalla domanda domestica, e in particolare dai consumi e dagli investimenti residenziali.

Per quanto concerne gli altri dati macro, è previsto che i consumi possano continuare a beneficiare della crescita dell’occupazione e dei salari (confermata dagli ultimi employment report), mentre l’inflazione è destinata a salire, ma non tanto da obbligare la Banca centrale a reagire.

Insomma, alla luce di ciò, e salvo stravolgimenti negativi, il rialzo dei tassi di riferimento potrebbe realmente riprendere fra la riunione prevista a settembre e quella di fine 2016, sebbene per un’entità probabile limitata allo 0,25 per cento, e quindi in linea con le aspettative dei mercati e tutt’altro che sorprendente.

Lo scenario a più lungo termine sarà condizionato in modi ancora non prevedibili in toto dall’evoluzione di alcune determinanti esogene ed endogene e, tra le seconde, dall’esito delle elezioni presidenziali statunitensi previste per il mese di novembre.

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