Palermo e la festa dei morti

di | 14 Maggio 2020

roses-61203_960_720Una delle tradizioni palermitane più sentite è la festa dei morti.

Nel resto del mondo questa festa significa recarsi al cimitero e dire loro una preghiera e portare dei fiori davanti alla tomba o in caso di cremazione a Roma, dove è stata posta l’urna cineraria dall’impresa come ad esempio Cattolica San Lorenzo. Ricordarli a Palermo significa oltre a queste pratiche “pi arrifriscarici l’arma” (rinfrescare la loro anima) e festeggiarli comprando ai bambini dolciumi e giocattoli tipici di questa ricorrenza.

Infatti i giocattolai della città, dalla fine di ottobre sino al 2 novembre fanno un respiro di sollievo rimpinzando le loro casse. Ai tempi, la tradizione voleva che per questa festa, i genitori regalassero ai figli dolci e giochi, dicendo che li avevano portati loro in dono le anime dei parenti defunti. Era d’obbligo comprare una “Pupaccena” detta anche “Pupa ri zuccaro”, ovvero una statuina di zucchero colorato che rappresentava ballerine per le bambine o paladini per i maschietti; oggi sono state sostituite dai personaggi dei cartoni animati più amati.

Leggende

Si narra che un nobile arabo fece un invito a cena con molti ospiti e, viste le ristrettezze, il suo cuoco, creò con lo zucchero la prima statuina che fu talmente apprezzata che divenne di uso comune prendendo il nome di “Pupi a Cena” da cui “Pupaccena”. Durante la festa la pupaccena era il centro del cesto più o meno pieno (in base alle disponibilità economiche) di frutta secca, melograni, fichi secchi e castagne ma anche i biscotti chiamati “Ossa ri muortu”, i Tetù, le Reginelle, i Taralli dolci e la celebre Frutta Martorana fatta con la pasta di mandorle a forma di frutti e poi dipinta. C’erano poi cioccolate, caramelle, cioccolatini e giocattoli che consistevano in tamburi, spade, pistole e fucili per i maschietti e bambole, pentoline e passeggini per le bambine.

La mattina del 2 novembre i bambini si svegliavano molto presto e andavano a cercare i loro regali che la sera prima i genitori avevano nascosto assieme alla grattugia cosicché i morti non sarebbero andati a grattare i piedi a quelli che si erano comportati male.

Altre usanze

L’origine dell’usanza è incerta ma probabilmente deriva da alcuni culti pagani in cui si usava fare il banchetto funebre dopo la morte di un caro che veniva offerto dai vicini e veniva denominato “consolato”.

Un cibo tipico di questa ricorrenza è rappresentato dalla “Vastedda cunzata” con olio, ricotta oppure salsiccia: profumata, semplice e buonissima!

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